XXIII GIORNATA MONDIALE PER LA SALUTE MENTALE

10 OTTOBRE 2016

XXII GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE

Nella giornata Mondiale della Salute Mentale si è pensato di rispolverare il concetto di salute, e di quelli che sono stati i passi in Italia per migliorare gli interventi rivolti alle persone con una malattia psichica. L’OMS definisce la Salute come uno stato di complessivo benessere fisico, psichico e sociale e quindi occuparsi di salute mentale diviene di fondamentale importanza per altre due componenti fondamentali della salute, il benessere fisico e sociale, e nello stesso tempo occuparsi di persone con una sofferenza psichica impone di dover considerare anche il loro benesere fisico e sociale.

Franco Basaglia con la legge 180 (1978) ha cambiato radicalmente le modalità di cura e assistenza psichiatrica in Italia, primo paese nel mondo a promuovere la chiusura degli Ospedali Psichiatrici. Egli ha posto l’uomo e i suoi bisogni al centro portando così alla fine della segregazione dei pazienti lontano dalla società, ma promuovendo la loro l’integrazione all’interno delle comunità.

pro“.. Dal momento in cui oltrepassa il muro dell’internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale , viene immesso, cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità, come luogo della sua totale oggettivazione. Se la malattia mentale è, alla sua stessa origine, perdita dell’individualità, della libertà, nel manicomio il malato non trova altro che il luogo dove sarà definitivamente perduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell’internamento. L’assenza di ogni progetto, la perdita del futuro, l’essere costantemente in balia degli altri senza la minima spinta personale, l’aver scandita e organizzata la propria giornata su tempi dettati solo da esigenze organizzative che – proprio in quanto tali – non possono tenere conto del singolo individuo e delle particolari circostanze di ognuno: questo è lo schema istituzionalizzante su cui si articola la vita dell’asilo”…

Dalla chiusura degli ospedali psichiatrici ad oggi, si è fatta molta strada per favorire l’integrazione e il reinserimento nella comunità di persone con problemi di salute mentale, ma la strada appare ancora in salita.

Basaglia sottolineava come il paziente con una patologia psichica sia una persona, che nonostante stia vivendo in una condizione di fragilità e vulnerabilità conserva e deve vedere conservata la sua dignità di essere umano.

“Avevo capito che un individuo malato ha, come prima necessità, non solo la cura della malattia ma molte altre cose: ha bisogno di un rapporto umano con chi lo cura, ha bisogno di risposte reali per il suo essere, ha bisogno di denaro, di una famiglia e di tutto ciò di cui anche noi medici che lo curiamo abbiamo bisogno, questa è stata la nostra scoperta”.

Con la chiusura degli ospedali psichiatrici ci fu un vuoto istituzionale per la cura di queste patologie e nel 1994 venne emanata la legge Quadro che prevedeva l’organizzazione dei servizi di Salute Mentale in Dipartimenti, così come abbiamo tutt’ora, Dipartimenti che variano, nella loro costituzione, da regione a regione. La strada fatta fino a questo momento è stata molta e si cerca di lavorare sempre di più per favorire la ripresa di autonomie e benessere psichico, fisico e sociale delle persone con patologia psichica, nello stesso tempo la mancanza di risorse economiche e di personale e anche di progetti di integrazione e reinserimento, spesso non permettono l’affiancamento e l’attivazione di percorsi ad hoc che sostengano maggiormente questi pazienti ed i loro familiari. Nonostante le difficoltà che ci sono esistono percorsi virtuosi come Il Dipartimento di Salute Mentale di Trieste in cui, oltre all’aspetto medico-farmacologico, l’intervento viene primariamente orientato a sostenere le persone a riprendere una vita autonoma, fuori dai reparti, e dalle comunità, vengono prediletti appartamenti e percorsi comunitari brevi, che variano dalle esigenze, notevoli percorsi sia occupazionali che lavorativi con le diverse realtà territoriali.

(http://www.deistituzionalizzazione-trieste.it/storia/Storia/BrochureTriesteIT.pdf)

Nel 2010 l’OMS soteneva che i programmi di sviluppo per sostenere le persone con una malattia mentale sono stati trascurati nonostante il numero elevato di persone che manifesta un problema di salute mentale, per tale motivo diviene importante alzare l’attenzione a questo tipo di patologie e favorire percorsi di sensibilizzazione e investire maggiori risorse per sostenere percorsi di riabilitazione.

L’ASVAP, come altre associazioni di familiari e volontari, si batte per favorire e sostenere percorsi volti al benessere e allo sviluppo di autonomie necessarie alla ripresa di una condizione di vita “normale”, si offre come punto e luogo di incontro sia per i familiari sia per i pazienti. La nostra mission è quella di permettere alle persone con patologia psichica di ri-sentirsi parte di una cittadinanza, di una comunità che li accoglie e non li esclude.

Dott.ssa Rachele Piperno